Quando la laurea rimane all’orizzonte

Inserito in Sulla Psicologia

“Ho 30 anni, mi mancano circa dieci esami per la laurea.”

“Ho fatto giurisprudenza per quattro anni, poi mi sono iscritta a biologia, ma non sono sicura neanche di questa scelta, sarei tentata di passare ad altro.”

“Non sostengo più esami da anni, ma sono ancora iscritto, non si sa mai, forse un giorno riprenderò a studiare.”

“Mi manca un solo esame per la laurea, da almeno tre anni. Non riesco a sostenerlo.”

Non è inusuale ascoltare frasi di questo tipo da parte di studenti universitari non più ventenni che provano difficoltà nel terminare il percorso di studio scelto.

Molto spesso, dietro tali blocchi e rallentamenti si nascondono ansie, insicurezze e incertezze legate direttamente o indirettamente alla scelta universitaria. Questi studenti, quindi, andrebbero accolti nel loro disorientamento e, quando opportuno, sostenuti nella ripresa o nell’abbandono di una scelta che risulta in fase di stallo.

Psicologo. Lo chiamo o non lo chiamo?

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Molto spesso risulta difficile rivolgere una richiesta di aiuto a uno psicologo, anche se si è consapevoli che il proprio disagio non può più rimanere inascoltato.

I timori possono essere diversi:

- non si ha idea di che tipo di relazione sia quella che si instaura con uno psicologo,

- si teme di non poter supportare la spesa di un impegno che si prefigura solitamente come settimanale,

- spaventa la possibilità di potersi finalmente raccontare e affidarsi a qualcuno, 

- si sospetta che lo psicologo possa condizionare, manipolare, intralciare scelte e decisioni,

- si è restii a raccontare “le proprie cose” a uno sconosciuto,

- si fa fatica a riconoscere di aver bisogno di aiuto, per il timore della dipendenza che ne deriverebbe, e si è convinti che in ogni caso ce la si può fare da soli.

Perché proprio un gomitolo?

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gomitoloE così, mi ritrovo a inaugurare questo spazio, che sarà di promozione della mia attività professionale, ma anche di riflessione intorno ai temi che più attirano la mia attenzione e che hanno un risvolto psicologico.

Dietro la scusa del “marketing”, infatti, termine che oggi si utilizza sempre più spesso e che ammetto di accostare solo faticosamente alla professione dello psicologo, ho forte e chiaro il desiderio di dare una forma scritta e comunicabile alle impressioni che mi ritrovo ad avere nella vita quotidiana da “osservatrice partecipe” di dinamiche e stimoli di tutti i tipi, e di condividere tali impressioni su mezzi che consentono di portare feedback e confronti. Si tratterebbe di una sorta di “diario di bordo”, insomma, in cui il viaggiatore non scriverebbe direttamente di se stesso, bensì del viaggio che lo colpisce. Tra l'altro, la figura dello psicologo ormai è molto cambiata. Psicologi e psicoterapeuti non sono più relegati nei loro studi, ma si interfacciano continuamente con la società, diffondendo la cultura psicologica anche grazie allo strumento del web. E in questa intenzione, condivisa dall’intera categoria professionale, di andare verso la società e di non rimanere chiusi nel proprio studio, scorgo un altro dei motivi che mi porta a scrivere qui oggi.